ArteVitaJazzinQuartet. E il nuovo trio. E i kinoglaz.

Ho chiuso il mese di luglio in modo quanto meno traumatico: con un sms non troppo curato, ma non scortese, il batterista del mio gruppo, i Respyro, ci informa che sente la necessità di nuovi stimoli, di cambiare generi e mettersi a studiare.

Dopo poche ore ricevo un sms confuso e poco chiaro del tastierista, di fatto sulla stessa lunghezza d’onda.

“Ok, – mi dico, – il gruppo non esiste più.”

A prescindere dalle motivazioni e dai modi, di cui non ho voglia di parlare e lamentarmi, quello che mi ha lasciato sul momento assolutamente inerme e inerte è stato ritrovarmi di colpo senza il mio gioiellino: ho sempre pensato ai Respyro come a un gruppo meraviglioso, anche dopo la difficile separazione dalla bella voce di Fabiana avvenuta a inizio anno. Anche perché l’incontro con la diversa, ma notevole, voce di Sara sembrava averci dato fiducia, nuova linfa e posto le basi per un ritorno in grande stile.

Evidentemente mi sono sbagliato.

La sera in cui sono andato a recuperare le mie cose in sala prove l’incontro con il padre del batterista ha toccato punte quasi grottesche, ma il vero dolore è stato vedere l’amplificatore smontato adagiato sul pavimento dell’ingresso di casa mia: l’ho accarezzato un po’ prima di andare a dormire, come se coccolassi un vecchio amico ferito, un gesto infantile che in quel momento ho trovato assolutamente necessario.

Il giorno dopo l’ho ripulito, montato, acceso e provato con cura. Pazientemente e metodicamente ho risistemato la pedaliera e la cavetteria. Risistemato ogni cosa.

Da allora, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, sistemo o faccio sistemare da mani esperte ogni singolo pezzo della mia strumentazione: al di là delle buone abitudini, due splendide motivazioni si celano dietro questo fatto. Anzi, tre. No, quattro.

Parto dall’ultima: ne ho bisogno e mi piace, voglio gli strumenti al meglio e gioisco di questo fatto.

Le altre tre sono un quartetto, un trio e i Kinoglaz, un progetto elettronico.

Il quartetto di per sé rappresenta il secondo grande aiuto di mio padre. Il suo primo aiuto fu regalarmi il mio adorato Warwick, un basso elettrico che ancora oggi, dopo più di dieci anni, tengo al mio fianco. E ora invece mi offre un gruppo intero, denso di stimoli, di difficoltà, di crescita. E ne sono felice.

Poi c’è il trio, frutto della volontà mia, di Sara e Valentino (rispettivamente voce e chitarra dei Respyro) di ricreare quel piacere di suonare, di giocare con le note che avevamo scoperto con il gruppo precedente. Vedremo.

E infine i Kinoglaz, di cui non voglio dire nulla se non che esistono.

Spero di farvi sentire qualcosa a breve.

Ciao!

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