Lino Maga e il suo Barbacarlo, un pomeriggio tra vino e ricordi

Barbacarlo… che nome vero? In qualche modo arcaico, rurale, quasi fiabesco, come fosse di qualche creatura dei boschi.

Mio padre, che è nato nella provincia pavese, me ne ha parlato più di una volta, a me camuno di nascita e pavese d’adozione, creando nella mia mente il mito di questo vino.

Il Barbacarlo si appoggia su di un universo di fascinazione impressionante ed è stato con un po’ di trepidazione che mi sono ritrovato a scrivere dapprima un’email e poi, preso il coraggio a due mani, a telefonare per prendere appuntamento per una degustazione. Al telefono Lino Maga è asciutto, non scortese, ma asciutto: mi sono sentito un poco in soggezione e solo quando mi sono seduto accanto a lui al tavolone di via Mazzini 50 a Broni ho capito che è un uomo che si prende il suo tempo per scegliere le parole che decide di donarti.

Non è asciutto, è attento.

Arriviamo da lui di domenica pomeriggio, in quel freddo umido e pungente che sa di neve caduta da poco o portata dal vento. La bottega è chiusa e attaccato alla porta c’è un biglietto semplice: “Per rintracciarci …” e due numeri di cellulare. Compongo il primo e quando ormai sto per riattaccare mi risponde una voce tranquilla e flemmatica, nonostante tutto non troppo infastidita dall’essere stata strappata a una poltrona comoda vicino al camino.

Ci fa entrare, ci fa sedere, si siede anche lui. Silenzio. Tra tutti questo è il momento che più mi preoccupa: riuscire a iniziare un dialogo. Ma anche questa volta il miracolo avviene, Lino si accende una sigaretta (ne seguiranno molte) e tutto ha inizio.

Rotto il ghiaccio, dissipato il nostro reverenziale imbarazzo, Maga ci parla, mentre le annate si susseguono secondo una logica organolettica (passatemi l’immagine) e senza nessuno scrupolo cronologico:

  • 2010: Lino esordisce dicendo che questo ha bisogno di crescere, va bevuto ora solo pensandolo in proiezione, ma lo coccola con gli occhi lucidi di chi vede il campione. Avvicino il bicchiere al naso e come sempre mi maledico per la mia ignoranza lessicale, quanto vorrei sapervi dire cos’ho sentito… ad ogni modo, chiedendovi di essere indulgenti, al mio naso si è presentato elegante e intenso, sentore di frutta rossa e sottobosco; in bocca è asciutto, ma non corto né chiuso, emerge chiara la sensazione di un percorso appena iniziato eppure già godibile.
  • 2006: al naso simile al fratello minore (a fine degustazione resto impressionato dalla similitudine odorosa fra tutte le annate e le differenze anche notevoli di gusto… micidiale!) ma in bocca un’esplosione di frutta rossa che lascia senza fiato, buono e invitante, così amabile da essere al limite del dolce… una meraviglia.
  • 2007: zuccherino, quasi succo d’uva in bocca, forse meno bilanciato del 2006 ma assolutamente entusiasmante.
  • 2009: giunta dopo un difficile 2008 che non ha dato frutti di sorta a causa di piogge e grandine, nelle parole di Lino rappresenta lo sforzo della vigna di ritornare alla normalità; vino asciutto e austero, un vecchio signore molto interessante.
  • 2002: dopo averci parlato a lungo del 2003, annata tra le migliori e ormai da tempo tutta venduta (sigh…) presenta questo come un’annata sfortunata e io gli chiedo di assaggiarlo per curiosità, per farmi un’idea di cos’è per lui un’annata minore. Un po’ meno corpo, un po’ più asciutto, sempre signorile. Mmm.
  • Montebuono 2010: prendete il Barbacarlo e aggiungete un 5% di Barbera. Ecco, detta così sembra semplice. Nel bicchiere invece tanto tannino in più, che sulla lingua si fa sentire come buccia. Strano.

Ci parla del suo vino, anzi, dei suoi vini, ogni anno diversi. Del rispetto per la terra. Si amareggia pensando al mercato che imbriglia il mondo del vino e passa velocemente in rassegna la sua vita professionale fatta di battaglie, di questioni di principio, di speranze disattese nel trovarsi da solo di fronte a inettitudine o interesse: noi muti, lì, come due nipotini, ad ascoltare il nonno.

Se ne accorge e sornione mi dice “Non va bene che parlo solo io”, capisco, faccio una domanda e lui riprende a parlare tranquillo per l’ora successiva. Noi di nuovo felici.

Parla di Gianni Brera, di Gigi Veronelli, di Ferrer Manuelli: si apre uno spiraglio su un mondo andato, su un’Italia che non c’è più e che forse non ha lasciato i frutti sperati. Racconta dei coups de théâtre di Brera nelle situazioni più incredibili, della stima di Veronelli, della cucina incredibile e meravigliosa di Ferrer, uomo incredibile. Penso che io di tutto questo ho solo letto qualcosa qua e là e ora mi ritrovo ad ascoltare le gesta mitiche e un po’ assurde direttamente da uno dei protagonisti.

A fatica ci alziamo dal tavolo e ci spostiamo verso il magazzino: a casa con noi vengono due bottiglie di 2006, due di 2007 e due di 2010 (“Bravo!” mi dice, “sono le stesse che avrei scelto io, lei se ne intende!” e io mi imbarazzo non poco, consapevole di essere un mostruoso ignorante, ma sul momento e anche ora mi godo l’immeritato complimento!), un cartone di 2006 per gli amici di Enocratia, un’altra bottiglia di 2006 per l’amica Lisa, e una 2006 e una 2010 per mio padre, il cui 55simo compleanno si avvicina.

Salutiamo, e ringraziamo quest’uomo (che da solo rappresenta una fetta impressionante di storia) per il tempo che ci ha dedicato: lui ci guarda sorridendo e, come per sfotterci bonariamente, dice tranquillo “Ma è domenica, non che avessi dell’altro da fare.” trasformando il sorriso in una piccola risata. Prende una bottiglia di Montebuono 2006 e ce la regala, augurandoci un rientro tranquillo.

Saliamo in macchina e torniamo a casa, un po’ più ricchi e molto, davvero molto contenti.

P.s.: consapevole delle limitazioni della mia conoscenza in campo enoico e, ancora di più, delle limitazioni del mio vocabolario e del mio armamentario analitico, rimando volentieri chi fosse passato di qui a questo bel post di Jacopo Cossater http://www.enoicheillusioni.com/2011/10/de-barbacarlo/

P.p.s.: ho in testa un vulcano di spunti e riflessioni indotti dal buon Maga… spero di condensarli in qualche nuovo post a breve!

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5 Responses to Lino Maga e il suo Barbacarlo, un pomeriggio tra vino e ricordi

  1. Meno male che Massimo Dalma nel presentarvi a Fornovo mi disse: “Sono all’inizio del cammin di nostra vigna…”, complimenti il mondo del vino ha bisogno di “studenti” come voi, che difendano più che “gli interessi” (il mercato) i sogni che stanno dietro ai vini veri, uso veri perchè per me i vini “veri” esistono, a scapito di quei signori che non vorrebbero, ed è palese il perchè…
    Nel descrivere un vino, una vigna, un vignaiolo non servono conoscenze enoiche, vocabolari particolari, serve solo un cuore che percepisca, uno sguardo che vada al di là delle apparenze.
    Avanti così Anna e Danilo!

    • emicranie ha detto:

      io mi sento davvero all’inizio del cammino, così Anna… percorrerlo è qualcosa di meraviglioso!
      grazie della stima 🙂

  2. Jacopo Cossater ha detto:

    Grazie della citazione, è un bellissimo racconto (che contiene una travolgente notizia: Lino Maga ha ricominciato a fumare).
    Complimenti.

    • emicranie ha detto:

      immancabile è stato da parte sua citare Brera: un vino che pulisce la bocca al fumatore è un vino azzeccato… e da lì in poi un meraviglioso, lento, fiume di parole.
      pomeriggio clamoroso!
      citazione doverosa Jacopo 😉

  3. Pingback: Quando l’ossigeno non scalfisce « Emicranie

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