“Vieni a Vinitaly?” “No no…” e infatti…

Dodòn

Vorrei scrivere qualcosa sulla domenica passata a Verona. Ma non mi riesce.
Vorrei dire che non ci volevo andare, ma alla fine sono stato convinto.
Vorrei dire che la fiera non mi è piaciuta, ma poi penso al ViViT e cambio idea.
Vorrei dire che la fiera non mi è piaciuta, ma poi penso che senza uno straccio di piano d’azione è impossibile pensare di uscire integri e davvero soddisfatti da un’esposizione così grande.

Condensate in poche righe le impressioni contrastanti, su cui forse potrei tornare in un secondo momento, vorrei, questo sì, mettere nero su bianco le impressioni lasciate dai vini assaggiati.

Fuori dal ViViT:

Andrea Picchioni – Canneto Pavese PV
Prima o poi devo scrivere un post su di lui. Del metodo classico (85% pinot noir, 15% chardonnay) mi sono innamorato e il pinot noir riserva è meraviglioso.
Che lui sia una persona disponibile e gradevole rende il tutto perfetto.

Dentro al ViViT:

Domaine de Beudon – Fully CH
Arrivo qui su consiglio di persona fidata, il curioso e immenso Vittorio Rusinà.
Jacques e Marion Granges-Faiss, marito e moglie un po’ in là negli anni, mi offrono i frutti di un territorio che sembra sbucare da una fiaba: un vigneto sospeso in posizione incredibile, guardo la foto e sorrido, incredulo, mentre penso al prato di Nåli e ad altri luoghi simili, fatati.
I loro modi e i loro vini combaciano: gentili, delicati, hanno il profumo delle persone buone.
Scambio un po’ di frasi con Marion, lei in un italiano semplice, io in un francese appena abbozzato, ma a quanto pare convincente; sorridiamo insieme di un paio di visitatori che snobbano in modo poco cortese il vino svizzero e iniziamo la passeggiata in vigna: i bianchi Fendant (fine, delicato), Riesling Sylvaner (gentile, fruttato) e Petite Arvine (completo, gradevole) sono quasi irreali, eterei, di una delicatezza impressionante; il rosso Gamay fresco e fruttato, sempre di grande delicatezza.

Manfredi Guccione – Palermo
Trebbiano in acciaio e in legno di grande forza e spessore; perricone in legno rotondo, armonico, avvolgente.
Curioso il Perpetuo di Cerasa, sorta di porto di trebbiano… fascinoso, pericolosissimo!

Château le Puy – Saint-Cibard FR
Sto muovendo i primi passi in Francia proprio in questo periodo, guidato per mano da amici e collezionando assaggi meravigliosi.
Approdo al tavolo di Pascal Amoreau guidato dal caso, gratto il fondo del barile dei miei ricordi scolastici e sfodero il miglior francese di cui sono capace: l’uomo apprezza e il viaggio tra vigne e bottiglie ha inizio.
Bordeaux “Barthelémy”, 85% cabernet 15% sauvignon, non filtrato, nessun solfito aggiunto: 2007, cammino iniziato; 2006, potremmo anche decidere di fermarci; 2001, no, era qui che dovevamo arrivare.
Il 2001 è meraviglia pura e sono persino meravigliato quando mi rendo conto che il vino non solo ha fondo (normale) ma tende a lasciare la camicia sul vetro della bottiglia… senza parole 🙂
Pascal mi lascia un biglietto da visita, io appunto il nome nella wish list.

Lantieri – Eolie
Malvasia delle Lipari passito, carico di minerale, complesso, sapido.
Qualcosa di fuori dal coro nel panorama dei passiti siciliani che forse mi danno troppo l’idea del vino di maniera.

Occhipinti – Vittoria RG
Sempre avuto sotto mano e mai bevuto, non posso che fiondarmi sul Frappato, di cui mi godo profumo, corpo, la presenza “assente” del legno delle grandi botti.
Sciacquo il bicchiere, mangio un pezzettino di pane passato in un olio di carattere, ma mai amaro, bevo un sorso d’acqua, e assaggio il fresco SP68 bianco, attratto dal moscato d’Alessandria… che nome evocativo!
Chiacchiero con il ragazzo al tavolo, gentile, e mi godo consapevolmente il ViViT con la sensazione di essere, che so, a Fornovo o ad Agazzano, o ad una delle manifestazioni contemporanee a Vinitaly che mi sono perso.
SP68 bianco… buono.

Borc Dodòn – Villa Vicentina UD
Lo ammetto, non riesco a mettere in fila tutti i ricordi, ma la presenza di un punto esclamativo accanto a questo nome sul mio taccuino prende un senso particolare.
Uis Neris, uvaggio di merlot e cabernet franc, meraviglia in buona compagnia.
Da visitare con calma, da conoscere, altro nome nella wishlist.

Bera – Canelli AT
Devo a Luigi Fracchia l’incontro con il loro meraviglioso moscato (un aneddoto da gentiluomini…).
Con la morte nel cuore, prendo atto di avere gli assaggi contati e la lingua ormai felpata, quindi mi concentro su quello che non conosco: Arcese, uvaggio bianco di piacevolissime mineralità e sapidità (trait d’unione di tutti i loro vini), mi convince per freschezza e accennata complessità, con la punta leggera di vivacità che pizzica appena sulla lingua; la Barbera, affinata in cemento, rustica, interessante, tanto corpo, diversa dalle altre… intrigante.
Alessandra Bera mi chiede se proprio non me la sento di bere un pochino di moscato… la guardo con due occhioni tristi e mugugno poco convinto “Meglio di no, davvero, sono ormai al limite…”… se lo sa Luigi mi cancella dalla lista dei conoscenti…

C’è dell’altro che dovrei scrivere… ma non ora, casco dal sonno.

Missione compiuta!

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