Az. Agr. Pietro Torti – Castelrotto di Montecalvo Versiggia PV

Il mio caro amico Roger Marchi si starà facendo delle grasse ghignate vedendo questo post uscire in tempi tanto rapidi. Che dire, anno nuovo… beh, al di là dei buoni propositi, che al solito lasciano il tempo che trovano, non posso che ringraziarlo per la telefonata di ieri mattina con cui mi invitava a una degustazione informale dal buon Sandro Torti, titolare dell’Azienda Agricola Pietro Torti in Castelrotto di Montecalvo Versiggia PV, per assaggiare i vini nuovi da poco (pochissimo) imbottigliati.

Premessa: dell’azienda non so moltissimo; posizione, estensione e caratteristiche pedoclimatiche dei vigneti non le so ancora e questo è il motivo per cui ne scrivo, almeno per il momento, qui e non su WWP. Con questo post voglio appuntare delle impressioni e celebrare un paio di chicche, ché ieri credo di aver bevuto qualcosa di davvero fuori di testa (leggerete più avanti).

Arrivare da Sandro non è facilissimo, perché, anche se Castelrotto è una frazione di Montecalvo, ci si arriva da un bivio a Santa Maria della Versa: fatevi spiegare la strada, io me ne guardo bene visto il rally collinare di ieri… E no, il satellitare non è di grande aiuto!

Ad ogni modo, dopo qualche tornante in controsterzo e un paio di inversioni a U sono giunto dal nostro, sano e salvo. Giusto il tempo di scambiare un po’ di convenevoli e mi trovo seduto davanti a un calice: si comincia!

Riesling (italico) vivace 2013 12,5 % vol
Imbottigliato da una decina di giorni, vendemmiato nella seconda decina di settembre, fermentazione e affinamento in acciaio, presa di spuma in autoclave. Al naso la carbonica evidente testimonia l’imbottigliamento recentissimo, ma lascia rapidamente spazio ad albicocca e pesca, con curiosa alternanza di croccantezza e sciroppo. In bocca ha ingresso morbido, di frutta; la freschezza è piacevole e armonica, di gran beva. Forse leggermente corto, ma la nota di pesca permane, seppur solitaria. Gastronomico, piacevole, in una parola pericoloso.

Fagù 2013 13 % vol
Da questo chardonnay emana una pera fortissima, riconfermata in bocca, dove si unisce a piacevolissime freschezza e sapidità. Nota pseudocalorica ben presente in chiusura. Dopo qualche minuto dal bicchiere viene un delicatissimo profumo di agrumi, una nota come di cipria: dolcezze al naso di grandissima eleganza e grande piacevolezza. Bello.

Bonarda 2012
Naso estremamente sottile, con calma si presenta un frutto rosso carnoso, ma molto discreto. In bocca una semplicità gustativa e una linearità estremamente piacevoli, ma forse mi aspettavo qualcosa di più.

Pinot nero 2012
Come per la bonarda, naso sottile che con calma regala una mora piacevole e delicata. In bocca ineccepibile nella sua semplicità.

Otto 2010
Pinot nero di maniera, onesto e ben fatto.

Punzecchiato da Roger, scherzosamente polemico riguardo i vini rossi, Sandro, tanto buono quanto orgoglioso, sbotta: “Adesso vi faccio assaggiare un Fagù del 1992”

Cala il silenzio.

Fagù 1992
Biscotto caramellato, giuro, come quello che a volte accompagna il caffè al bar. Quindi cereali maltati, quasi fosse una birra, densa, pastosa. Infine la frutta, non cotta, ma totalmente trasfigurata. E poi nocciola.
(Chardonnay fermentato e brevemente affinato in acciaio, quindi bottiglia. Nulla più.)
In bocca si sprigiona una freschezza fuori dal mondo, godibilissima ed armonica al tutto, mentre il frutto, polposo e ricco, non è semplicemente presente, ma vivo.
Ha 22 anni questo vino e io non riesco a smettere di pensarci.

Resto interdetto. Anzi, restiamo tutti interdetti. Tranne Sandro, che sorride sornione e, non contento, sfodera un incredibile riesling italico fermo.

Moglialunga 2010
In bocca una ricchezza minerale eccezionale, unita a una piacevole freschezza. In chiusura lo pseudocalore è notevole, come la persistenza, lunga e compatta. Wow. Sale che torna sulle labbra, sulla lingua… è una meraviglia!

La sensazione fin qui è che i bianchi di Sandro siano qualcosa di molto interessante, non solo nell’insieme della sua produzione, ma anche all’interno di un quadro più ampio: la questione merita un’analisi più dettagliata, più attenta e soprattutto densa di confronti (con altri vini) e confronto (con altri degustatori), ma avevo bisogno di scrivere qui, quasi al volo, quello che mi è frullato per la testa ieri pomeriggio.

Bello, davvero: dovrò tornarci per assaggiare il resto e soprattutto per vedere e parlare delle vigne, ché sono troppo curioso di vederle e capire cosa “succede” lì.

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