85 f1.4: un occhio nuovo

85 f1.4…, inserito originariamente da inmicio.

Eccomi qua, dopo una pausa non proprio breve ritorno a scrivere per mettere un po’ in ordine le idee e allo stesso tempo rilassarmi nel piacere del mettere in fila le parole.
Mi sono fatto un regalo importante questa settimana, tanto importante da non sapere se lo merito o meno: un obiettivo di grande prestigio, un occhio completamente nuovo in grado di lavorare con pochissima luce e di sfocare ciò che non è al centro dell’attenzione in modo dolorosamente delicato.
Il Re del Bokeh… fa sorridere questo pomposo appellativo, non trovate? Eppure è questo: qualcosa che consente di dosare in modo perfetto lo sfocato; qualcosa che ha uno schema ottico che rasenta la perfezione; qualcosa che non crea distorsioni nelle linee rette… qualcosa che ti dà la sensazione di non dover pensare alle correzioni, ma che ti lascia libero di giocare.
Ho fatto un solo scatto fino ad oggi – ho l’obiettivo da mercoledì – e ciò nonostante provo la stessa sensazione di pervasivo e pacato piacere che fino ad ora mi aveva donato solo la mia Hasselblad, con quella meraviglia che è il Planar 80 f2.8 di cui è dotata. Sospiro. Sogno un giorno di riprendere a usarla, ma oggi un dorso digitale che permetta una tranquilla attività in esterni è assolutamente al di là delle mie possibilità e, francamente, di ogni sensatezza.
Eppure penso che ho una voglia matta di fotografare, anche se questo desiderio cozza con la mia tendenza a centellinare gli scatti, a non fotografare ogni cosa in continuazione.
Sono un poco confuso, lo ammetto.
In assenza di luoghi nuovi da vedere, dovrò trovare il modo di reinventare quelli che conosco e che frequento più spesso: forse in questo modo riuscirò a togliere questo stupido blocco.
E riprendere a fotografare bene come so di saper fare.
A presto.
Pubblicato in impressioni, riflessioni | Lascia un commento

pensare a una nuova casa

penso a mio padre mentre legge questo titolo e lo vedo sogghignare sarcastico e accondiscendente: so esattamente cosa sta pensando.

sta pensando che non è un anno che io e Anna abbiamo rogitato (il primo anniversario tra pochi giorni, il prossimo 10 dicembre) e ci stiamo già guardando attorno riflettendo sull’opportunità di prendere una nuova casa.

un’altra casa.

e avrebbe ragione se, per una volta, la mia (la nostra) non fosse una ricerca di lungo periodo, un percorso avvincente nel mondo nuovo del sostenibile, a cui guardiamo con interesse, ammirazione e rispetto.

certo lo devo ammettere: tenere il naso tra le pagine dei cataloghi di Rubner Haus, di Haas ed altri, o semplicemente scorrere i progetti pubblicati su Archdaily porta a un desiderio compulsivo di dimora… negarlo sarebbe inutile, anche se ad ogni buon conto la dimora che è ora nostra (per gentile concessione di Monte dei Paschi…) non è affatto male, anzi 🙂

però… come sempre ci sono dei però… dei bisogni, dei desideri che si sommano uno sull’altro e che ci portano a desiderare anche dell’altro oltre ciò che già abbiamo: il giardino per quei cani che tanto vogliamo, lo spazio in più per accogliere un allargamento della famiglia, una cucina con l’isola in mezzo (questa cosa la bramo da non sapete quanto)… ma anche una casa costruita secondo un progetto intelligente, sia esso totalmente nuovo o si tratti del recupero di una struttura preesistente, una casa costruita secondo i dettami della sostenibilità totale nella scelta progettuale, dei materiali, degli impianti, finanche della forma di finanziamento per poterla pagare (a tal proposito come non pensare a Banca Etica?)

stamane siamo stati a un interessante convegno organizzato dalla CRB Impresit dell’amico Paolo Borsatti e cosa dire? abbiamo entrambi preso pagine fitte di appunti…

ora lasciatemi fantasticare, riflettere e ponderare… almeno fino al prossimo update…

Pubblicato in riflessioni | Lascia un commento

canary wharf vs. défense

canary wharf, inserito originariamente da inmicio.

la contrapposizione da boxeur è un vezzo giornalistico e come tale va ridimensionata: non ho le necessarie conoscenze del tessuto sociale londinese né di quello parigino, almeno non quanto vorrei, per poter esprimere al meglio e motivare saldamente quelle che di fatto sono le impressioni di una sostanziale differenza.

fotografica e umana.

tutto parte dalla riflessione titolata “il buio della ragione” (vedi https://emicranie.wordpress.com/2010/08/25/il-buio-della-ragione/): essere accolto dai militari con i mitra spianati alla discesa dal treno, nella stazione della Défense di Parigi, è stato un piccolo choc.

non il militare in sé, che ad ogni modo trovo necessariamente fuori luogo in mimetica in territorio urbano in tempo di pace, quanto la sua espressione non solo diffidente, ma apertamente aggressiva, e il mitra imbracciato, con la mano al calcio e il dito sul ponticello pronto a scivolare sul grilletto.

cosa c’è alla Défense? in agosto? sedi di banche e compagnie di telecomunicazioni, per lo più chiuse per la pausa estiva, due centri commerciali, un multisala, un Hilton e la Grand Arche, sede ministeriale e simbolo contemporaneo di una grandeur francese quanto meno azzoppata (vedi sempre https://emicranie.wordpress.com/2010/08/25/il-buio-della-ragione/).

ci sono anche molti francesi di origine nordafricana, molti islamici, anche ortodossi, indiani, cingalesi, neri… verrebbe la tentazione di parlare di meltin’ pot se non ci fosse una diffidenza diffusa: sensazione che non ricordo di aver provato nella mia prima visita parigina, quasi quindici anni fa. allora, saldamente ancorato nella valle del bresciano dove sono nato, non avevo avuto modo di incontrare molte altre culture o semplicemente persone con la pelle di colore diverso dalla mia: fui stupito da quella che mi parse un’ottima integrazione e ne ricavai una sensazione fortificante e una piacevole europeizzazione, anzi, parlerei di globalizzazione sociale di ritorno (passatemi terminologia e concetti, vi prego).

non so dire se mi sono sbagliato allora o se l’Île-de-France sia regredito a tal punto in quindici anni scarsi. d’altro canto vedo noi italiani, fino a poco tempo fa con le pezze al culo a far la fila per lavorare in Svizzera o dove capitava, che siamo così infastiditi da quelli che cercano con ogni mezzo di venire a vivere in questo stato ipocritamente ricco, e non posso che temere che la seconda ipotesi sia quanto meno plausibile.

se per di più dovessimo, anche solo per sbaglio, fare un attimo mente locale sulla propagandistica mossa del presidente Nicolas Sarközy di espellere dal paese settecento Rom e farli rimpatriare (rimpatriare un nomade?) in Romania credo proprio che i dubbi si scioglierebbero come neve al sole per alcuni.

dall’altra parte del ring c’è Canary Wharf, quartiere economico londinese simbolo dell’evoluzione della metropoli costruito nelle docklands. la sua nascita non è stato un momento facile, con le lotte e i contrasti talora violenti e drammatici tra la polizia che difendeva gli interessi di comune e investitori da una parte e i sindacati e i lavoratori del porto dall’altra: un luogo che in sé riassume un momento storico difficile (un paio di spunti a partire da qui http://it.wikipedia.org/wiki/Canary_Wharf e qui http://it.wikipedia.org/wiki/London_Docklands ma soprattutto, qualora vi trovaste a passare da Londra, andateci e visitate questo http://www.museumindocklands.org.uk/ poiché ne vale veramente la pena).

per posizione, per settore, per funzione, Canary Wharf appare molto simile alla Défense, ma ne è socialmente differente: niente militari con i mitra spianati, niente ansia negli occhi di chi è diverso da me, un oggettivo e affaccendato meltin’ pot.

in generale a Londra io non ho percepito tensione verso il diverso, né dal diverso verso di me. a Parigi sì, e molta.

perché?

…continua…

Pubblicato in impressioni, sociale | Lascia un commento

la geode… in bianco e nero

la geode, inserito originariamente da inmicio.

c’è un aspetto curioso legato alla fruizione dell’apparato fotografico digitale.
mi riferisco all’assenza del rullino, e con questo non voglio riferirmi all’innegabile praticità della visione immediata dello scatto o alle differenti casistiche di problematiche contrapposte come “cancellare inavvertitamente un file” vs “non agganciare correttamente la pellicola al rocchetto”.
no no, è tutt’altro aspetto quello su cui sto riflettendo e che vorrei condividere con voi: si tratta del fatto di non scegliere più a priori se scattare in bianco e nero o a colori.
certamente, con la pellicola si potevano sfruttare alcuni stratagemmi e alcuni accorgimenti per poter passare in modo relativamente rapido da un rullino all’altro (escludendo ovviamente l’opzione dei due corpi macchina), oppure si poteva stampare una fotografia originariamente a colori su carta monocromatica.
ma uno scatto realizzato con pellicola in bianco e nero è inevitabilmente monocromatico: lo si può ricolorare, ma si tratta di un’operazione lunga, complessa e assolutamente arbitraria.

di sicuro potreste non trovarvi d’accordo con me, o semplicemente potreste non porvi nemmeno il problema. penso che molto sia legato a quando ha avuto inizio il vostro rapporto con la fotografia: con ogni probabilità tanto più a lungo si è lavorato con la pellicola tanto più troverete sensata questa mia considerazione.

a partire da qui voglio cominciare a monocromatizzare alcuni scatti, scelti con cura e attenzione, e trovarmi nella curiosa (almeno per me) condizione di rivedere approfonditamente uno scatto realizzato “ante” a colori e trasformato in monocromatico “post”.

lo scatto originale a colori, per un opportuno confronto
http://www.flickr.com/photos/inmicio/4919810303/in/set-72157624665210927/
notevole la drammatizzazione

Pubblicato in b&w, impressioni, riflessioni | Lascia un commento

il buio della ragione

la defense, inserito originariamente da inmicio.

il centro commerciale e palacongressi CNIT nel quartiere della Defense a Parigi è oggettivamente atipico.

luci soffuse, musica di sottofondo scelta con grandissima cura e buongusto, toni di voce pacati e tranquilli, negozi chiaramente selezionati e ampi spazi fruibili.

il contrasto con il dirimpettaio Dome, emblema della tipologia a noi più nota e a me meno cara di centro commerciale, non è semplicemente evidente, è violento: orde di persone che sbraitano, si ammassano, si incattiviscono.

le estrazioni sociali, le origini culturali e geografiche sono sostanzialmente le stesse se prendiamo a campione gli ospiti di entrambe le strutture, eppure è così diverso il loro comportamento, la loro educazione, anche la loro dignità… e questo esclusivamente grazie a una diversa attenzione progettuale.

è chiaro che l’obiettivo di Dome è vendere e farlo velocemente, mentre CNIT accoglie.

accoglienza.

non posso non ragionare su questo concetto senza pensare ai soldati in tenuta da combattimento con i mitra spianati che ci hanno accolto in metropolitana proprio in corrispondenza della fermata della Defense.

perché?

non riesco a capire la presenza dei soldati per le strade delle città in Italia, che almeno sono disarmati, figuriamoci cosa posso pensare di quei tre citrulli con la faccia da ebete macho e il dito sul grilletto che ci hanno guardati torvi e minacciosi mentre scendevamo dal treno.

squallido.

squallido quanto la grande arche sporca e abbandonata, monca a causa degli ascensori danneggiati (clicca qui) e dalla conseguente decisione di chiudere al pubblico definitivamente (clicca qui) un simbolo della nouvelle grandeur francese, con il divertente esito di sminuirne pesantemente l’immagine.

ridicolo.

e triste.

Pubblicato in frustrazione, impressioni, rabbia | 1 commento

Big man, pig man, ha ha charade you are.

battersea power station, inserito originariamente da inmicio.

circa una decina di anni fa mio padre mi regalò un album dei Pink Floyd con il quale aveva e ha un rapporto difficile e controverso.
lo aveva acquistato in cassetta da giovane poco prima di partire per la naia, nel ’77.
da quell’esperienza la cassetta non tornò mai a casa, quanto meno non con mio padre: qualcuno aveva forzato il suo armadietto e fatto sparire quella e parecchie altre cose.
23 anni dopo me ne regalò la versione su cd e ricordo bene il suo sguardo mentre ascoltavamo insieme Animals.
per me era la prima volta.
per lui era richiamare alla memoria una stagione poco felice della propria esistenza.

la Battersea Power Station, ritratta nella copertina dell’album, è il simbolo di un certo tipo di struttura in degrado, è il manifesto di un sogno architettonico e di uno stato d’animo.
due volte sono stato a Londra, finora, e due volte ho sentito il bisogno di vederla, di passarle accanto, di ammirarla.
e lei, meravigliosa, maestosa, si è stagliata di fronte a me, si è nascosta, ha occhieggiato tra gli alberi del Battersea Park.
mi dovrò inventare, qualcosa, per la prossima sessione londinese, per fare in modo di entrare.

un piccolo tributo a un grande film, ove la citazione rasenta, a sua volta, il tributo, in questo caso duplice grazie ai King Crimson.

Pubblicato in impressioni | Lascia un commento

221b baker street, lo studio

221b baker street, lo studio, inserito originariamente da inmicio.

uno degli eroi della mia infanzia.
che fosse un cartone animato, che fosse un film, che fosse un fumetto o che fosse finalmente lo studio in rosso e poi il segno dei quattro, Sherlock Holmes ha sempre invaso la mia fantasia e i miei sogni di bambino avvolto da un’aura di immenso rispetto, anzi, di pura venerazione.
mi ricordo ancora la morbosa necessità di possedere una lente d’ingrandimento, o la gioia nel guardare tutto assorto l’ennesima puntata del cartone animato.
in questo secondo viaggio a Londra era impensabile non passare dal 221b di Baker Street.
suvvia.
non si poteva proprio.

Pubblicato in impressioni | Lascia un commento

vedi Chelsea e poi muori



_DSC0116, inserito originariamente da inmicio.

penso che il capolinea sud della 328 sia uno dei più pittoreschi in assoluto… e dire che a Londra nomi pittoreschi non mancano!

Pubblicato in impressioni | Lascia un commento

un ritorno alle origini

con  una certa gioia infantile martedì scorso sono finalmente riuscito a comperarmi una reflex digitale.

certo non potrà apparire come un gesto di particolare coraggio ai più, né argomento da suscitare qualsivoglia interesse, eppure per me è stato un momento di gioia significativa e rara.

da una parte il capriccio di essere in vacanza, vedere una cosa e comperarla: lo ammetto serenamente, è stato capitalisticamente molto piacevole.

dall’altra riuscire a ricucire uno strappo con il passato che durava da un po’ troppi anni e che ormai non ha più peso né giustificazione.

ho abbandonato la fotografia anni fa, per due fondamentali motivi: l’avvento del digitale che, nelle ristrettezze economiche tipiche della condizione di studente universitario, non poteva certo vedermi partecipe, e la convinzione, più o meno fondata, di avere qualche talento, che poco e male si accordava al dovermi piegare troppo a voleri, capricci e necessità dei miei potenziali mecenati, che tendenvano un po’ troppo a sventolarmi davanti al naso succose possibilità irrealizzabili e, di fatto, irrealizzate.

ho una hasselblad chiusa da anni in uno zainetto.

l’ho tirata fuori qualche mese fa, per accarezzarla e controllarla.

ho provato tante volte a giocare un po’ con le compatte, ma comporre nello schermo non mi è mai piaciuto.

e allora finalmente l’ho fatto, stufo di fare il guastafeste di me stesso: sono entrato in un negozio, ho scelto, ho confrontato e ponderato sul prezzo con il supporto della mia compagna e, alla fine, ho comperato.

da lì 111 scatti in 4 giorni scarsi, con la sensazione, la speranza e la voglia che si tratti esclusivamente dell’inizio.

anzi.

del ritorno.

🙂

Pubblicato in rivalsa, scritti programmatici | Lascia un commento

scemo e piu’ scemo

scemo e piu' scemo

c’e’ davvero bisogno di aggiungere altro?

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento